Il passaggio dal principato alla monarchia assoluta si ebbe lentamente, iniziando da Nerone, passando per Settimio Severo, fino ad arrivare a Diocleziano. In tutto questo periodo:
- I pretoriani, colpevoli di disordini, furono disarmati e sostituiti a milizie imperiali, al cui capo fu messo un cavaliere. Le truppe vennero stanziate anche in Italia, decadendo così la divisione tra province senatorie e province imperiali. Nei ranghi dell’esercito, per quanto possibili, venivano arruolate persone fedeli all’imperatore, o loro prossimi congiunti.
- Il patrimonio dell’imperatore finì per includere anche l’ager publicus. La competenza dell’erario fu delimitata alla sola città di Roma;
- Il patrimonio imperiale fu diviso in:
- Res privata principis: apparteneva al principe in quanto tale, non alla persona.
- Patrimonium principis: apparteneva alla persona del principe, non alla carica. Quindi era trasmissibile agli eredi.
- La cittadinanza romana, nel 212 d.C., fu estesa a tutti i sudditi dell’impero, attraverso l’Edictum Caracallae o Constitutio Antoniana. Il ius italicus, prima applicabile solo sul suolo italiano, venne esteso anche in oriente. L’Italia e Roma, lentamente, perdono la loro posizione di privilegio, posizione che si sposta nelle province, specie quelle orientali;
- I vari municipi italiani vengono amministrati dai correctores, sottraendoli al controllo senatoriale;
- Furono soppresse magistrature cittadine (edilità e tribunato della plebe), ormai prive di funzioni e di significato;
- L’imperatore, sebbene sacerdote del dio Sole, divenne il protettore di tutte le religioni dell’impero;
- L’unica fonte normativa diviene la volontà imperiale;
Dal 235 d.C. al 284 d.C., cioè tra la morte di Alessandro Severo e la nomina di Diocleziano, ci furono 50 anni di anarchia militare:
- Forte crisi economica, finanziaria e sociale, con il ritorno del brigantaggio e della pirateria;
- Aumento della pressione dei barbari, specie dei Goti e dei Persiani, con violente ribellioni in Gallia e in Siria.
- Estremo disordine nell’esercito, soprattutto a causa dei pretoriani e dei loro capi, spesso in conflitto armato tra loro in occasione della successione imperiale. I soldati, provenienti dalle province e di ceto sociale basso, erano mossi da interessi personali più che per amor patrio e rispetto per le istituzioni.
- Espansione del Cristianesimo, accusato di minare il culto divino dell’imperatore. La nuova religione si propagava sia nei ceti bassi che in quelli alti della società.
- Epidemia di peste;
- Si ebbe persino la divisione dell’impero in 3 parti;
- L’Oriente acquisì una superiorità culturale, economica e sociale rispetto all’Occidente;
- Il ruolo politico, sociale e normativo del senato viene definitivamente svuotato.
Nel 284 d.C. ebbe fine il periodo dell’anarchia militare, con l’ascesa al trono di Diocleziano, che regna fino al 305 d.C.). Diocleziano ristabilì l’ordine con numerose innovazioni:
- Istituì la Tetrarchia. L’impero fu sorretto da due Augusti, uno per la parte Occidentale (il primo fu Massimiano) e uno per la parte Orientale (Diocleziano). La loro posizione era paritaria. La loro carica durava 20 anni. I due Augusti nominavano, come propri vice e successori, due Cesari (i primi furono Galerio e Costanzo). Ognuna delle due parti, quella occidentale e quella orientale, era divisa territorialmente tra l’augusto e il cesare.
- Perseguitò i cristiani, imponendo il vecchio culto romano;
- Impose il rispetto del diritto romano a scapito dei diritti provinciali e locali;
- Riformò l’organizzazione dell’esercito e le fortificazioni lungo il limes (confine) dell’impero, facendo costruire numerosi castelli con funzione difensiva.
- Riformò l’organizzazione provinciale in:
- Diocesi: il territorio imperiale, ripartito in quattro tra gli augusti e i cesari, venne ripartito, all’interno di ognuno delle quattro parti, in diocesi, governate da un Vicario o da un Prefetto del Pretorio, per la parte amministrativa; da un Comes Rei Militaris per la parte militare.
- Province: era la suddivisione della diocesi. Erano governate dai Presidi per la parte amministrativa; dai Duces per la parte militare.
- Roma: la città di Roma era governata da un Prefetto Urbano di rango senatorio.
- Municipi: erano l’unità organizzativa più piccola. Erano governati dalle Curie, i cui i membri, i curiali, avevano competenza fiscale e amministrativa.
Alla morte di Diocleziano il sistema crollò e si sfociò in una nuova guerra civile, dal 306 d.C. al 324 d.C. Alla fine ebbe la meglio Costantino, che riunificò l’intero impero sotto il suo potere. Costantino si convertì al cristianesimo. Nel 313 d.C., insieme a Licinio, emise l’Editto di Milano, con cui concedette la libertà di culto ai cristiani e la restituzione dei beni loro confiscati nelle persecuzioni:
«Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendoci incontrati proficuamente a Milano e avendo discusso tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza, fra le disposizioni che vedevamo utili a molte persone o da mettere in atto fra le prime, abbiamo posto queste relative al culto della divinità affinché sia consentito ai Cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità.»
Riguardo il Cristianesimo, Costantino:
- Prende parte alle dispute dottrinali;
- Dichiara la superiorità delle ragioni religiose rispetto alle ragioni economiche – amministrative dello Stato;
- Esonera dai “munera” il chierico;
- La Chiesa cattolica venne proclamata unica e universale;
- Convocò nel 325 d.C. il Concilio Ecumenico di Nicea, a cui parteciparono 300 vescovi, sotto la presidenza dello stesso Costantino. Il motivo fu l’eresia propagata da Ario, un presbitero egiziano che dubitava della divinità di Gesù. Al termine del Concilio l’arianesimo fu condannato e fu formulato l’attuale “Credo”.
- Fonda Costantinopoli, nuova capitale, per esigenze strategiche, militari e religiose;
- Condanna il paganesimo tradizionale, bollandolo come superstitio e distruggendo i templi.
Dal punto di vista politico Costantino:
- Riformò l’esercito. Stabilì le truppe nei pressi delle grandi città e le rese mobili per renderle disponibili in caso di bisogno. Il numero dei soldati barbari aumentò.
- Gli ufficiali pubblici e i soldati furono costretti:
- A non trasferirsi in altre città;
- A non cambiare mestiere;
- A trasferire la loro professione ai figli.
- I coloni furono costretti a non abbandonare la terra per cui lavoravano, pena la riduzione in schiavitù.
- Riunificò l’impero, facendone diventare un proprio patrimonio a carattere dinastico.
- Alla sua morte divise l’impero tra i suoi tre figli: Costantino, Costanzo e Costante.
Scoppiò una guerra fratricida che si concluse don la vittoria di Costanzo. Quest’ultimo:
- Combatté i Persiani;
- Perseguitò i cattolici a favore degli ariani;
Le cose, per i cristiani, peggiorarono con il successore di Costanzo, Giuliano l’Apostata, il quale:
- abrogò le costituzioni che misero al bando i culti pagani;
- fece ricostruire e restaurare i templi;
- scrisse libelli anticristiani;
- abolì i privilegi costantiniani alla Chiesa;
- vietò ai professori cristiani di insegnare le lettere classiche.
Morto Giuliano l’Apostata morì l’ultimo tentativo di restaurazione del paganesimo, soppiantato ormai dal cristianesimo.
Dal 379 d.C. al 395 d.C. vi fu l’ultimo imperatore unico di Roma, Teodosio. Egli:
- Sconfisse i Visigoti;
- Ripristinò i confini dell’impero, anche con alleanze con i Barbari;
- Nel 380 emanò l’Editto di Tessalonica con cui imponeva il cristianesimo come religione di stato, distinguendo tra
- Cristiani catholici: il cui culto era consentito;
- Cristiani haeretici: il cuiculto era vietato.
“GLI IMPERATORI
GRAZIANO, VALENTINIANO E TEODOSIO AUGUSTI
EDITTO AL POPOLO DELLA CITTÀ DI COSTANTINOPOLI.
Vogliamo che tutti i popoli che ci degniamo di tenere sotto il nostro dominio seguano la religione che san Pietro apostolo ha insegnato ai Romani, oggi professata dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di santità apostolica; cioè che, conformemente all’insegnamento apostolico e alla dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli altri invece saranno considerati stolti eretici; alle loro riunioni non attribuiremo il nome di chiesa. Costoro saranno condannati anzitutto dal castigo divino, poi dalla nostra autorità, che ci viene dal Giudice Celeste.
DATO IN TESSALONICA NEL TERZO GIORNO DALLE CALENDE DI MARZO, NEL CONSOLATO QUINTO DI GRAZIANO AUGUSTO E PRIMO DI TEODOSIO AUGUSTO»
Teodosio divise l’impero in due parti, affidando l’Oriente al figlio Arcadio e l’Occidente al figlio Onorio. Finì l’unità sostanziale dell’Impero Romano, diviso in due pars imperii. Rimase invece l’unità formale:
- Le costituzioni imperiali venivano emesse da uno dei titolari e, in quanto comunicate all’altro, dovevano entrare in vigore anche nel territorio a questo sottoposto;
- Cessando il potere di uno di essi, questo veniva subito ricompreso in quello dell’altro, fino a nuova nomina. Se questa nomina manca, spetta all’Augusto superstite provvedervi.
Nel periodo del dominato, nel sistema delle fonti, restano:
- Leges: le costituzioni imperiali;
- Iura: fonti poste al di fuori delle costituzioni imperiali. Qui grande rilievo ha la giurisprudenza, il cui operato ha valore normativo attraverso i responsi giurisprudenziali.
Dopo il regno di Teodosio, l’Impero Romano iniziò a frantumarsi, sotto i colpi dei barbari: Visigoti, gli Angli, i Sassoni, gli Svevi, i Burgundi, i Vandali. Nel 476 d.C., il re barbaro Odoacre saliva al trono, deponendo l’ultimo imperatore, Romolo Augustolo, mettendo così fine all’Impero Romano d’Occidente. Quello d’Oriente, invece, durò fino al 1453 quando Costantinopoli fu conquistata dagli Ottomani. I motivi della longevità dell’Impero Romano d’Oriente sono vari:
- Migliore posizione geografica;
- Buona economia;
- Esercito e flotta forti;
- Burocrazia efficiente,
- Prestigio dell’autorità imperiale, che rappresentava sia il potere civile che quello religioso (“Cesaropapismo”).
Nel 438 d.C. l’imperatore romano d’Oriente, Teodosio II, fece redigere una raccolta di costituzioni imperiali, partendo da Costantino. Tale raccolta fu chiamata Codice Teodosiano.
Nel 527 d.C. salì al trono Giustiniano, il fondatore della cultura bizantina. Cercò di riformare il vecchio impero romano, debellando i Vandali, i Visigoti e gli Ostrogoti. I collaboratori più importanti furono:
- Belisario e Narsete: in campo militare;
- Giovanni di Cappadocia: in ambito amministrativo;
- Triboniano: in ambito legislativo.

